di TOMMASIO FARINA
LIBERO

La pasta che ha più ferro degli spinaci può essere un aiuto fondamentale nell’alimentazione delle persone ammalate di cancro e provate dal duro percorso della chemioterapia. Oltre a far bene anche a tutti gli altri, s’intende.

Se Elzie Crisler Segar l’avesse saputo, forse il leggendario fumettista americano ci avrebbe regalato un Braccio di Ferro che, anziché aprirsi le scatolette di spinaci, per ingrossarsi i muscoli si sarebbe mangiato piattoni di pasta. Ma attenzione: non pasta comune. Pasta di farina di sorgo, il cereale che da millenni le popolazioni africane hanno usato per alimentarsi, e da cui si trae perfino una sorta di acquavite. Il fatto è che da questa farina si possono pastificare maccheroni e spaghetti che contengono l’utile metallo in una proporzione stratosferica, inaspettata: il 55% dei valori di riferimento del fabbisogno dietetico giornaliero di un uomo adulto (2000 kcal) su 100 grammi di prodotto.

TRA VECCHIO E NUOVO
È Monia Caramma, imprenditrice di Sarnico (Bergamo), ad aver avuto l’idea: e dal 2015, realizza e commercializza, col marchio Nutracentis, paste con farine di grani e cereali inusuali nella nostra tradizione, seppure integralmente coltivati in Italia. Tra le quali, appunto, le stelline e i torcetti di sorgo naturale.

La Caramma, che ad aprile parteciperà alla convention mondiale sul sorgo che avrà luogo in Sudafrica, spiega perché produrre una pasta con queste caretteristiche: «Con il supporto di genetisti e medici di chiara fama, abbiamo appurato come 100 grammi di pasta di farina di sorgo naturale contengano 4,4 mg di ferro, ossia il 55% della dose di ferro consigliata per una buona alimentazione quotidiana, e addirittura 287 mg di fosforo, cioè il 41% del fabbisogno». Percentuali importanti, che convengono a molte persone: ai bambini nella fase della crescita, per esempio. Oppure agli sportivi e agli anziani. O semplicemente alle persone affette da anemia, una condizione del sangue di cui la carenza di ferro rappresenta la più comune delle cause scatenanti. «Se pensiamo a tutte le persone che assumono il ferro tramite integratori, possiamo intuire la portata del fenomeno della sua carenza nella popolazione. E certamente, assicurarsi una buona percentuale di ferro con un bel piatto di pasta è certamente più gradevole che ricorrere ad altre fonti», ammette la Caramma, che aggiunge: «Dopo un piatto di pasta di sorgo, basta bere due gocce di succo di limone per assimilarlo del tutto, perché è altamente biodisponibile, molto più di quello contenuto negli spinaci». Se si definisce biodisponibilità la frazione di un nutriente che l’organismo è in grado di assorbire e di utilizzare per le proprie funzioni fisiologiche, allora Braccio di Ferro avrebbe dovuto cambiare alimento.

Ma questa caratteristica del sorgo, si scopre, è particolarmente appetibile per le persone che stanno affrontando le terapie per combattere il cancro. Certo la pasta di sorgo non è una medicina anticancro, ma aumenta il benessere collaterale di chi lo sta combattendo con le terapie che tutti conosciamo: «La chemioterapia impoverisce del ferro il fisico delle persone, quasi tutti diventano anemici. Dunque una fonte di ferro così importante può soltanto giovare alla loro dieta, contribuendo a colmare questa carenza». E non è tutto. Il sorgo è una mano santa anche per i problemi intestinali: «Chi fa chemioterapia, ma anche radioterapia, spesso deve far fronte a cospicui problemi con l’intestino. Il sorgo, ma anche il mais bianco, aiuta molto gli intestini a lavorare meglio».

SENZA GLUTINE
Monia Caramma produce infatti anche pasta di mais bianco, anche questa fatta essiccare a bassa temperatura per 19 ore: le percentuali di ferro e fosforo, inferiori rispetto al sorgo, sono comunque di tutto rispetto. E uniamoci che ambedue le paste non contengono glutine, e sono dunque idonee anche per i sofferenti di celiachia. Il mais bianco, inoltre, è adatto anche a chi avesse sviluppato l’intolleranza al nichel, un problema sempre più diffuso oggigiorno. Nella pasta di produzione aziendale, materialmente realizzata da un pastificio di Argenta (Ferrara), la farina di sorgo (da cereali coltivati in Lombardia, tra Cremona e Mantova) viene anche addizionata di barbabietola, che non fornisce soltanto il caratteristico colore violaceo, ma di per sé apporta anche altre qualità nutritive salienti.

E pensare che tutto nacque proprio a causa di un grave problema di salute: Monia Caramma, 18 anni fa, decise di interessarsi alle proprietà dei cereali, con l’apporto di genetisti come il compianto Norberto Pogna, già direttore dell’Istituto sperimentale per la cerealicoltura, e a suo tempo rinomato in tutto il mondo come uno dei più grandi studiosi di grani, cereali e delle loro varietà.

 

http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze—tech/13313972/tumore-alimentazione-pasta-grano-duro.html