Grani antichi e Superfood

La combinazione di grani arcaici e superfood dà vita a paste dalle proprietà benefiche uniche.

Perché scegliere Nutracentis?

Perché è salutare e nutriente.

Sorgo

Mais bianco

Perché è perfetta artigianale e gustosa.

Perché è al 100% italiana, biologica e certificata.


Perché è composta solo da acqua e farina

senza nessun addensante.

Superfood

BARBABIETOLA

La barbabietola apporta antociani,
sali minerali e vitamine

CURCUMA E PEPE

La curcuma ha proprietà depurative,
antiossidanti, antinfiammatorie, antidolorifiche.
Il pepe facilita l’assimilazione della curcuma.

SPIRULINA

La spirulina ha proprietà antiasteniche
e immunostimolanti.

Cereali antichi e moderni: storia e differenze

Di cereali antichi o arcaici si parla di frequente ma quale è la loro distinzione? Chiamiamo cereali naturali, antichi o tradizionali quelli che

Non sono stati modificati dall’uomo

  • Si sono Adattati ed evoluti in maniera spontanea

Con cereale modificato (Ibrido), intendiamo:

  • Nato in laboratorio
  • Struttura genetica o cromosoma alterate in maniera artificiale (per mano dell’uomo)

La convenzione industriale non rispetta questa classificazione logica ed ha scelto di classificare come antichi, i  cereale esistenti prima della Rivoluzione Verde (dal 1944 in poi) e come moderni quelli comparsi e commercializzati dopo tale data. Le macro differenze tra grani antichi e moderni sono:

  • La forza del glutine. Partiamo da grani con valore W di forza del glutine di 10-50 ed osserviamo i moderni che hanno forza 300-400. È evidente che la struttura del glutine cambia per venire incontro alle necessità di produzione massiva ed industriale.
  • La taglia. I grani pre-rivoluzione sono a taglia alta (oltre il 1,30m), i post sono a taglia bassa (molto al di sotto di 1m).
  • La produttività per ettaro, che aumenta a fronte dell’aumento della quantità di azoto (concimazione).
  • La minore variabilità genetica: le cultivar antiche sono invece un insieme di genotipi con una biodiversità complessivamente elevata

 

Ne deriva che molte delle informazioni diffuse si rifanno a questa distinzione, inserendo nel paniere dei cerali antichi anche varietà create per ibridazione in laboratorio.

Nazareno Strampelli e la rivoluzione del grano

La Rivoluzione Verde (1944) iniziò durante il processo industriale volto ad aumentare la produttività degli agricoltori messicani. Questa nazione, infatti, passò dal dover importare circa la metà frumento all’esportazione internazionale. Il precursore della Rivoluzione Verde fu, in Italia,   Nazareno Strampelli, che si approcciò al miglioramento generico già dal 1907.

Grazie alla notorietà internazionale derivante dal suo lavoro, riuscì a fondare a Roma l’Istituto Nazionale di Genetica  per la Cerealicoltura. Quando iniziò i primi esperimenti a Rieti, fu oggetto di critiche dall’Associazione da lui stesso fondata. I nuovi grani, infatti, venivano visti come una minaccia al grano “Rieti originario” diffuso e apprezzato tra i coltivatori della zona. Gli agricoltori dell’associazione arrivarono addirittura a cacciare dalla stessa tutti coloro che facevano uso dei grani modificati. Nel 1931, in piena “Battaglia del grano”, le resistenze all’introduzione delle nuove sementi erano tali che la provincia ricevette una nota di biasimo del governo. Otto anni dopo, però, la situazione si ribaltò: a Rieti il 90% del frumento coltivato era delle “specie elette” di Strampelli.

 

Durante la sua carriera, Strampelli produsse circa 800 diversi incroci di grano e 65 varietà diverse, senza tralasciare altri vegetali (mais, avena, orzo, segale, pomodori, lenticchie, piselli, fagioli, barbabietole, fragole, patate, canapa).

Il Creso e la Ricerca Italiana

Alla fine degli anni ’20 gli scienziati iniziarono ad applicare i raggi X  per indurre mutazioni generiche anche nei vegetali.

La più resistente fu la linea FB55, con piante basse e vigorose, spighe molto fertili, resistente alle malattie e in particolare alle ruggini. Fu chiamata Creso: un incrocio fra un grano mutante (B144) radio indotto dal Cappelli e una linea del Centro Internacional Messicano, che si rivelò di grande interesse agronomico e industriale per l’elevata produttività in campo e l’ottima qualità di pastificazione.

Nel 1974 fu iscritta nel Registro Nazionale delle varietà di grano duro, e in pochi anni diventò la varietà più coltivata in Italia (nel 1982 rappresentava il 60% della semente di grano duro) facendo raddoppiare la produzione italiana a parità di superficie. Le varietà di grano duro derivate dal Creso rappresentano buona parte della produzione mondiale.